Il Teatro è questo: l’arte di vedere noi stessi. (Augusto Boal)

Teatro

"Il palcoscenico è un cerchio magico in cui solo le cose più vere accadono, un territorio neutrale al di fuori della giurisdizione del Fato, dove le stelle possono essere scavalcate impunemente. Un posto più vero e più reale non esiste in tutto l’universo." (P.S. Baber) 
 

L’arte teatrale rappresenta un’introduzione ideale alla pratica meditativa. L’attore deve infatti possedere e coltivare una ‘presenza’ che è innanzitutto conoscenza della propria dimensione fisica (intelligenza del corpo), gestione delle proprie emozioni (si pensi per esempio al lavoro sul personaggio sviluppato da Stanislavskij), utilizzo consapevole della voce (testo e parola) in relazione all’ambiente e all’Altro (scena, attori e pubblico). Pertanto, quest’arte ci aiuta a ristabilire un rapporto col nostro sentire sia fisico che emotivo, recuperando una dimensione di unità e di armonia. A noi è sembrato naturale integrare le tradizionali pratiche di meditazione con tecniche elaborate nell’ambito della formazione teatrale. In particolare, il sapiente intreccio di esercizi attoriali e pratiche meditative può aiutare a riconoscere e superare alcuni ostacoli che talora si presentano a chi si avvicina alla meditazione, vale a dire la difficoltà di ‘rimanere’ nella modalità dell’osservazione, quando si fa esperienza di irrequietezza fisica, agitazione mentale (distrazione), difficoltà emotive (ansia, preoccupazione, etc.).

 

I giochi teatrali consentono infatti di ‘entrare’ con leggerezza nel silenzio (quest’ultimo da intendersi come spazio interiore di contemplazione, non come azzeramento dei pensieri), in modo che la pratica meditativa non venga vissuta come ‘sforzo’. Se infatti da un lato la meditazione non può prescindere dall’applicazione di una certa energia (perché la consapevolezza non accade da sé), dall’altro è di fondamentale importanza sviluppare la sottile capacità di applicare uno “sforzo senza sforzo”. Non è un caso che la meditazione stessa venga spesso descritta non tanto come una tecnica ma appunto come “un’arte”, esattamente come il teatro.

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